La Storia

Le prime testimonianze di popolamento della zona risalgono al Paleolitico Superiore (ca. 11000 – 8000 a.C.), quando gruppi di cacciatori e pastori occupavano le grotte della contigua Val Pennavaira (Arma do Cuppa, Arma dello Stefanin, Pertusello ecc.), utilizzandole come ricoveri temporanei per il deposito e la macellazione delle prede, prima di tornare agli accampamenti principali situati a quote più basse, in direzione della costa.

Tale frequentazione continuò sino alla fine del Neolitico e durante l’Età dei metalli, grazie all’ampia disponibilità di cacciagione, di pascoli utilizzabili, nonché di estesi boschi: la vicina Val Ferraia divenne la principale fonte di produzione del carbone.

In seguito, come l’intera Valle Arroscia, anche il territorio di Aquila e delle sue valli fu probabilmente colonizzato dai Romani, responsabili, secondo gli storici, di avervi introdotto una particolare varietà di ulivo detta “colombaira”, ben diversa dalla taggiasca diffusa poi dai benedettini intorno all’XI sec. Dopo la caduta dell’Impero Romano Aquila passò sotto il controllo dei Longobardi (653 a.C.) e, in seguito, divenne feudo dei marchesi di Clavesana, alleati della Repubblica di Genova e dominatori di gran parte della Valle Arroscia. Furono questi infatti, a partire dal XII sec., a volere la costruzione del castello, i cui ruderi si trovano ancora oggi sulla sommità rocciosa di una collina a ridosso del paese, posizione privilegiata per il controllo completo ed incrociato della bassa Valle Arroscia e della Val Pennavaira.

È verosimile che il toponimo Aquila possa essere legato proprio all’antica denominazione di questo castello, detto appunto “dell’Aquila”, poiché leggenda vuole che su di esso fosse solito posarsi l’omonimo rapace, signore di queste montagne. Secondo altri e più probabilmente, invece, il nome del borgo sarebbe da collegare direttamente allo stemma gentilizio di una delle più antiche casate del territorio (la famiglia Cha, il cui nome fa ipotizzare un forte radicamento insediativo), sul quale sono effigiate due aquile sormontate da una corona, forse retaggio di titolo imperiale.

A partire dal 1386 Aquila entrò a far parte, con altre Comunità, del territorio spettante di diritto ai Signori Del Carretto di Zuccarello: fu questo un periodo di grande floridezza economica, grazie all’incremento dei traffici commerciali verso la Val Pennavaira e il Piemonte, favoriti dal sostegno dei nuovi dominatori e dalla felice posizione del castello, punto strategico di passaggio obbligato per le carovane.

Dopo un tale periodo di ricchezza, nella seconda metà del Cinquecento gli abitanti di Aquila decisero di porre mano alla ricostruzione della propria Parrocchia dedicata a Santa Reparata: i lavori ebbero inizio nel 1582 e già sette anni dopo gli Aquilani poterono ascoltare la prima messa, anche se la consacrazione avvenne solo l’8 ottobre del 1597, giorno dei festeggiamenti della Santa titolare.

Strutturalmente, essa presenta una pianta a navata unica fortemente polare, particolarmente innovativa in quanto rispondente alle risoluzioni del Concilio di Trento e di S. Carlo Borromeo in materia di edilizia sacra. La facciata, conclusa nel 1625, segue lo stile barocco nell’andamento mistilineo delle forme, mentre all’interno trovano collocazione il pregevole altar maggiore con intarsi policromi, alcuni pregiati dipinti seicenteschi e un raffinato coro ligneo proveniente dalla chiesa del Convento degli Agostiniani di Pieve di Teco.

In passato la Chiesa di Santa Reparata, responsabile anche dei territori di Leverone e Gavenola, oggi nel Comune di Borghetto d’Arroscia, dipendeva dalla matrice di Pogli, legata quindi per un certo periodo al territorio comunale di Albenga, mentre nella successiva organizzazione ecclesiastica del XVI sec, essa risulta appartenere al quartiere di Zuccarello, secondo una ripartizione che fa coincidere le circoscrizioni ecclesiastiche con quelle politico – amministrative.

Alla fine del secolo, invece, la situazione muta con la separazione, dalla Parrocchia di Aquila, prima della Chiesa di San Colombano di Gavenola nel 1572, quindi della Chiesa di San Bernardo di Leverone nel 1619.

La Chiesa di Santa Reparata diviene perciò nel corso del XVII sec. chiesa matrice del territorio, e con tale titolo assume la facoltà di battezzare tutti i nati della zona tanto da vantare San Giovanni Battista come compatrono.

Nel 1624, Aquila passò alla Repubblica di Genova con opposizione dei Savoia e conseguente conflitto militare, rimanendo infine sotto controllo genovese entro il Commissariato di Zuccarello.

Dopo l’istituzione della Repubblica Ligure (1797), il paese entrò a far parte della Giurisdizione del Centa con capoluogo Albenga, mentre in seguito alla sua annessione all’Impero francese nel 1805 esso passò al Cantone di Pieve, nell’unità amministrativa del Dipartimento di Montenotte, aggregando il Comune di Gavenola. Annessa in seguito, come tutto il territorio ligure, al Regno di Sardegna nel 1815, Aquila venne compresa nella Divisione di Nizza per poi entrare a far parte nel 1865 della nuova Provincia di Porto Maurizio. Dal 1928 al 1947 il paese venne compreso nel Comune di Borghetto d’Arroscia, per diventare nuovamente autonomo alla fine di quel periodo e assumere la denominazione di Aquila d’Arroscia.

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